Restauro Doratura

In antichità per impartire l’aspetto dell’oro ad oggetti di metalli più vivi, come ad esempio l’argento, il rame o il bronzo, fu ideata ben presto l’arte della doratura che consisteva nel ricoprire l’oggetto con un sottile strato d’oro.

FASI PREPARATORIE

IMPRIMITURA O AMMANITURA

Con questo termine si indica l’operazione di preparazione della superficie lignea, per ricevere successivamente la doratura o la laccatura. Il materiale di base impiegato è il gesso da doratore, o gesso a oro. Esso è particolarmente adatto quale supporto alla doratura in quanto stabilisce un giusto equilibrio idrico con i materiali che vengono successivamente sovrapposti. L’imprimitura si effettua con le seguenti operazioni:levigare accuratamente la superficie da ammannire con carta abrasiva. Dare una mano leggera di colla di coniglio commista a del gesso. Questo primo strato ha il compito di penetrare nella superficie porosa e assorbente del legno che una volta seccato viene incorporato nella materia conferendo consistenza, impermeabilità e resistenza. Stendere tante mani di gesso quante se ne ritenga necessarie in funzione del tipo di lavoro ( 3 o 4 mani sono sufficienti), attendendo che ciascuna mano sia parzialmente asciutta prima di dare la successiva. Quando l’ultima mano è ben essiccata, levigare con carta abrasiva molto fine.

Nel caso di cornici di legno grezzo che il falegname avrà costruito della sagoma richiesta, vanno levigate il più possibile mediante carta vetrata di diversa granitura, ossia più grossa da prima e poi sempre più fine per ottenere il più perfetto levigamento.

Se la cornice è molto frastagliata e con arabeschi in rilievo, sarà meglio dare due o tre mani di gesso e colla molto allungati.

PROCEDIMENTI DI METALLIZZAZIONE

Prima di poter deporre la foglia d’oro al supporto, quest’ultimo deve essere adeguatamente preparato a “ bolo” o a “mordente”.

DORATURA ED ARGENTATURA A “ GUAZZO”

La doratura a guazzo è considerata la tecnica con cui si ottengono i risultati più belli e preziosi, è quella che maggiormente esalta le caratteristiche dell’oro, la più diffusa, la più complessa da eseguire e, purtroppo, la più soggetta a deterioramento. Vengono pertanto scelti materiali che diano agli strati preparatori precise caratteristiche di bagnabilità e plasticità.
Per “doratura a guazzo” intendiamo una serie di operazioni che culminano con l’adesione dell’oro alla superficie interessata per mezzo di acqua o di suoi composti, ma miscelati a colle di origine animale. Questo procedimento prevede in ordine cronologico le seguenti operazioni:

– Ammanitura

– Stesura del “ bolo”

– Doratura

I “ boli” usati sono principalmente di tre colori: giallo, rosso e nero (quest’ultimo per l’argento).

La scelta della colorazione del bolo è fondamentale quando si voglia restaurare parte di una superficie, poiché va ricreata l’esatta sfumatura della tonalità dell’imprimitura originale, in modo che il vecchio ed il nuovo non siano distinguibili.

APPLICAZIONE DELLA FOGLIA

Dopo aver bagnato il manufatto con acqua mischiata con colla di pesce si solleva delicatamente un pezzetto di foglia tagliata utilizzando una pennellessa di lunghi peli di martora a forma di pettine fitto. La foglia viene trasportata con movimento lento e deciso sulla zona bagnata appoggiandola su di essa delicatamente. La foglia si distende spontaneamente sul bolo ancora umido. Dopo la sua adesione si comprime delicatamente su di essa un batuffolo di cotone idrofilo per farla aderire perfettamente. Ricoperta tutta la superficie l’oggetto è pronto per le operazioni successive.

OPERAZIONI DOPO LA DORATURA A GUAZZO

Vi sono nel campo della doratura a guazzo soluzioni diffuse. Nel caso sia lucente si tratta di doratura definita “ Brunita”, negli altri di doratura definita “Velata”.

BRUNITURA

Operazione più importante successiva alla doratura e argentatura a guazzo mediante la quale le superfici dorate assumono un aspetto lucido e brillante quasi speculare. Essa viene eseguita con uno speciale utensile costituito da una pietra dura (di solito agata) fissata su un manico di legno.

La testa di agata viene fatta scorrere sulla superficie dorata esercitando una leggera pressione in modo da comprimere gli strati di bolo e di gesso sottostante e fare aderire perfettamente la foglia d’oro sfruttando la malleabilità di questo metallo.

Quindi uno degli elementi più importanti per ottenere una buona brunitura è la scelta del tempo di esecuzione legato alla valutazione che una certa umidità, residua dalla bagnatura, sia ancora presente nel bolo.

VELATURA

Si definisce velata una doratura a guazzo sulla quale non sia stata praticata la brunitura; il suo aspetto è chiaro, opaco, satinato.
La definizione di velato deriva dal fatto che questo tipo di stesura d’oro ( o d’argento) richiede un trattamento “ a velatura” avente funzione di fissaggio, di opacizzazione e di minima coloritura nel caso si vogliano ottenere effetti particolari.

DORATURA ED ARGENTATURA A MISSIONE

La doratura a missione viene usata per dorare larghe superfici ed ha quindi un’area di utilizzo analoga a quella della doratura a guazzo, consentendo anche la punzonatura:

Per quanto riguarda la preparazione del supporto, questa tecnica prevede modalità del tutto uguali a quelli in uso per una doratura a guazzo (compresa la presenza del bolo). La differenza sta nella necessità di verniciare la preparazione con “ gomma lacca” o altre vernici simili, allo scopo di isolarla ed impermeabilizzarla in modo da ottenere una superficie lucida e specchiata, assumendo un aspetto simile all’oro brunito. Le missioni moderne si possono dividere in due categorie: ad olio, le cosiddette francesi acriliche a base vinilica, ad acqua o ad alcool, dette americane. La missione ad olio impiega quale adesivo vernici a base di olio di lino o di resine vegetali ed ha come risultato una superficie metallizzata molto resistente con un effetto satinato simile a quello delle dorature a guazzo non brunite. La missione ad acqua è a base di sostanze sintetiche per seguire motivi decorativi in oro su fondi colorati; l’aspetto finale è opaco. La procedura da seguire per la doratura a missione è simile a quella della doratura a guazzo. Sulla superficie ammannita si usa dare una mano di bolo, che in questo caso ha funzione di dare una giusta tonalità di sottofondo alla superficie dorata. Come premesso, a questo punto, dobbiamo rendere la superficie impermeabile, usando vernici a rapida essiccazione come ad esempio la gomma lacca. Sulle parti così trattate si riporta il disegno del motivo da dorare e si stende su questo, a pennello, il mordente o la missione con grande attenzione e più uniformemente possibile. Per la missione ad olio occorre un tempo da un minimo di 12 ad un massimo di 24 ore, per la missione ad acqua circa 15-20 minuti fino ad un massimo di 12 ore.

APPLICAZIONE DELLA FOGLIA D’ORO E D’ARGENTO

Le operazioni riguardanti l’applicazione della foglia sono del tutto uguali a quelli in uso per la doratura a guazzo. Diverso, invece, il comportamento della foglia che aderendo fortemente al minimo contatto col mordente, più difficilmente si distende sui modellati. Quando tutte le zone trattate con il mordente o con la missione hanno ricevuto la foglia si procede alla rifinitura che consiste nel pressare il metallo applicato con un tampone di ovatta facendolo ben aderire e rendendolo più brillante. La superficie dorata a missione è sempre delicata e per questo deve essere protetta; pertanto a lavoro finito si deve dare su di essa una mano protettiva di gomma lacca.

IL GRAFFITO

Il graffito è la tecnica usata in pittura su tavola ed in scultura lignea per riprodurre decorazioni in oro e colore.

ESECUZIONE

Gli elementi decorativi possono essere in oro e argento in campo colore e viceversa. Sulla superficie dorata brunita viene steso il colore, generalmente a base di bianco di piombo, come base + pigmento in polvere.
Steso il colore si esegue tracciando con una stilo il disegno della decorazione e con un raschietto si asporta il colore in eccedenza facendo così riemergere il metallo che costituirà o l’elemento decorativo o il fondo.
Nel secondo caso la decorazione stessa sarà costituita dal colore che non è stato asportato, allo scopo di favorire l’asportazione del colore eccedente.

APPLICAZIONE DELL’ORO E DELL’ARGENTO FALSO

Questi metalli sono in genere leghe di rame e zinco e si ossidano facilmente nell’atmosfera e perdono la loro lucentezza ed il loro colore con il passare del tempo.

Per preservarli dall’ossidazione la superficie deve essere ricoperta con vernici protettive (gommalacca)

ARGENTO E STAGNO A IMITAZIONE ORO : “MECCA”

Questa velatura gialla è comunemente detta “ mecca”; la superficie così trattata è detta “ meccata”.
Tutte le sostanze usate sono delle resine di origine vegetale, estratte da radici, cortecce, germogli, secrezioni di piante per lo più tropicali: sandracca, gomma gutta, sangue di drago e aloe disciolti in alcool.
La sandracca è il principale componente; essa viene diluita in alcool etilico ponendola in un recipiente fino a saturazione.
La gomma gutta ha un colore giallo dorato e va preparata sciogliendola in alcool ner rapporto 1:2. Si aggiunge alla sandracca a piccole dosi per evitare che quest’ultima assuma una colorazione troppo gialla.
Il sangue di drago, resina di colore rosso bruno si diluisce, sempre in alcool, a bassa concentrazione. Conferisce alla soluzione un colore rosso arancione.
L’aloe è una resina di origine vegetale di colore bruno verdastro; la soluzione in alcool, molto diluita, si aggiunge alle precedenti misture fino ad ottenere la colorazione e la tonalità desiderata.

La vernice a mecca deve avere buona fluidità, ma al tempo stesso deve essere sufficientemente densa in modo da coprire e colorare, possibilmente alla prima passata, l’argentatura.

OPERAZIONI FINALI ALLA DORATURA

PATINATURA

La patinatura di una superficie consiste nel far cambiare colore alla doratura, stendendo sopra in sottile strato di cera, macchiata con terre colorate. La miscela si stende a pennello e quando è completamente essiccata si lucida con un panno di lana.
Questa operazione ha la funzione di conservare, abbassare o invecchiare il tono troppo vivo della foglia metallica.

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